greenwashing

Greenwashing: il sistema è progettato per fallire. È ora di vederci chiaro

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La nostra guida per riconoscere il greenwashing — nata dall’osservazione diretta del sabotaggio del sistema — ora disponibile in italiano


Come possiamo capire cosa è davvero sostenibile — o dire con certezza: questo è greenwashing?

Prendiamo un esempio che abbiamo appena condiviso: diverse organizzazioni africane accusano un importante progetto ONU sulla circolarità di utilizzare dati inaffidabili e un processo compromesso.
Non si tratta semplicemente di un fallimento; è un vero e proprio sabotaggio.

Ma come possiamo distinguere tra iniziative autentiche e quelle che non lo sono?
Il conflitto principale non riguarda più solo i dati — ma chi ha il potere di definire cosa significhi circolarità e sostenibilità.

Foto delle copertine dei libri 'Questo è Greenwashing' (edizione italiana) e 'This is Greenwashing' (versione originale inglese), la guida critica per riconoscere il greenwashing e le ingannevoli strategie di marketing ambientale.
Edizione inglese e italiana del libro “This is Greenwashing” e “Questo è Greenwashing”.

Greenwashing: un sistema progettato per fallire


Quando le aziende del fast fashion contribuiscono a stabilire le regole di un processo ONU che dovrebbe invece regolamentarle, il risultato è prevedibile: un sistema progettato per fallire.
In altre parole, un sistema che protegge la sovrapproduzione e gli sprechi sotto le spoglie della sostenibilità.

Questo è greenwashing al massimo livello. La nebbia verde nella sua forma più densa — progettata per confonderci e renderci complici, mentre il vero cambiamento viene sabotato.

Ed è proprio per questo che abbiamo scritto Questo è greenwashing.

Questo eBook va oltre il riconoscimento di una falsa etichetta “eco-friendly”.
È una guida per comprendere le bugie sistemiche che corrompono progetti come quello dell’UNEP.
Ti fornisce gli strumenti per vedere attraverso la nebbia verde, creata proprio dai sistemi che dovrebbero proteggerci.

Lo abbiamo scritto perché, quando la regolamentazione fallisce — o viene manipolata — la consapevolezza diventa la nostra più forte linea di difesa.

In un mondo in cui la credibilità della governance ambientale globale è appesa a un filo, dobbiamo dotarci del potere di vedere chiaramente, pretendere di meglio e smettere di essere manipolati.

Questo è greenwashing — ora disponibile in italiano


🌍 Ora disponibile in italiano: la tua guida per vedere oltre la nebbia verde
Siamo orgogliose di lanciare Questo è greenwashing in versione italiana.

Questa guida ti aiuterà a:
✔ Decodificare il linguaggio tecnico e riconoscere le bugie a colpo d’occhio
✔ Comprendere le tattiche utilizzate non solo dai brand, ma da interi sistemi per sembrare “green”
✔ Armarti di conoscenza pratica per fare scelte consapevoli

In un sistema progettato per fallire, la conoscenza non è solo potere — è resistenza.

📘 🇮🇹 Acquista l’eBook in italiano qui: books2read.com/u/mYJ8lP
📘 🇬🇧 Acquista l’eBook in inglese qui: books2read.com/u/bpgxOX

📣 Aiutaci a diffondere il messaggio lasciando una recensione — il tuo sostegno fa davvero la differenza.

“Il crimine più grande del greenwashing è distrarci con false soluzioni mentre il pianeta brucia.”

Smaschera le bugie. Pretendi di meglio.

P.S. Condividi questo messaggio con chiunque metta in dubbio la facciata ‘sostenibile’. È ora di diradare insieme la nebbia verde. 

 🌿 Ora disponibile in eBook — la versione cartacea arriverà in seguito.

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Organizzazioni africane accusano il progetto di circolarità tessile dell’UNEP di dati inaffidabili e processo compromesso

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Una coalizione africana avverte che le linee guida globali proposte, costruite su basi difettose, minacciano milioni di mezzi di sussistenza e il futuro del riuso tessile


Una coalizione di organizzazioni africane, sostenuta da esperti provenienti da Europa, Asia e America, ha inviato una lettera formale al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). La lettera solleva preoccupazioni sull’affidabilità dei dati alla base dei progetti dell’UNEP per la circolarità globale del tessile e contesta la credibilità concessa a soggetti descritti come “dipendenti” dai giganti del fast fashion.

La lettera aperta contesta direttamente il progetto Circularity and Trade of Used Textiles dell’UNEP, che mira a creare linee guida globali per distinguere i capi di seconda mano riutilizzabili dai rifiuti. I firmatari, che rappresentano i mezzi di sussistenza di milioni di persone impegnate nella selezione, riparazione e rivendita dei capi, sostengono che l’intera iniziativa sia compromessa fin dalle fondamenta. (Fashion Magazine).

Organizazzioni africane: la lettera di accuse


Le loro principali accuse sono tre:

  1. Dati inaffidabili: 
    Il progetto si basa su cifre non verificate, come la frequente affermazione secondo cui il 95% dei rifiuti tessili sarebbe riutilizzabile. Un dato che contraddice le conoscenze consolidate del settore e manca di metodi di raccolta trasparenti.
  2. Processo compromesso: 
    La coalizione descrive le consultazioni come affrettate ed escludenti. E che hanno emarginato proprio gli esperti in grado di comprendere le complesse realtà del commercio dell’usato.
  3. Influenza aziendale: 
    In Ghana, una ONG finanziata dall’industria dell’ultra fast fashion ha guidato la ricerca. Le stesse realtà la cui sovrapproduzione è alla radice della crisi dei rifiuti — creando un inaccettabile conflitto d’interessi.

“Ciò che abbiamo osservato non corrisponde all’obiettività che ci si aspetta da un programma delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Jeffren Boakye Abrokwah, presidente della Ghanaian Used Clothing Dealers Association. “In Ghana, il partner di ricerca dell’UNEP è una ONG che già conduce una campagna contro i rifiuti ed è finanziata dall’industria del fast fashion. Questo compromette la neutralità dei dati.”

Tuttavia, tale sentimento ha trovato eco anche a livello internazionale. Alan Wheeler, direttore generale della Textile Recycling Association del Regno Unito, ha affermato: “La disponibilità dell’UNEP ad adottare conclusioni non verificate contraddice il suo impegno dichiarato all’imparzialità e mina la fiducia pubblica.”

Ma la controversia esplode mentre il mercato dell’abbigliamento di seconda mano affronta una pressione senza precedenti. Nuovi capi di bassa qualità invadono i mercati africani. Mentre in Europa i raccoglitori sono in sciopero e paesi come la Svezia autorizzano la distruzione dei capi invenduti. In questo contesto, la richiesta di soluzioni credibili e imparziali non è mai stata così urgente.

Considerazioni finali


In conclusione, il conflitto principale non riguarda più soltanto i dati o la metodologia. Ma riguarda chi ha il potere di definire la circolarità. La lettera delle organizzazioni africane mette in luce una realtà inquietante. In sostanza, l’industria stessa potrebbe plasmare un processo delle Nazioni Unite nato per regolare i rifiuti dell’industria della moda.

Non si tratta semplicemente di un fallimento di metodo, ma di un vero e proprio sabotaggio della soluzione. Permettendo alle realtà del fast fashion di stabilire le regole, il progetto dell’UNEP finisce per legittimare il greenwashing e minare l’economia circolare che dichiara di voler proteggere. In altre parole, il sistema non è solo progettato male. È progettato per fallire, perpetuando un modello lineare di sovrapproduzione e spreco sotto le spoglie della sostenibilità.

La credibilità della governance ambientale globale è ora in bilico.

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B Corp e ultra-fast fashion: Una contraddizione del nostro tempo?

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Cosa significa davvero quando un brand di moda usa e getta ottiene un sigillo di sostenibilità?


Che relazione c’è tra B Corp e ultra fast-fashion? Cosa succede quando la certificazione B Corp incontra l’ultra-fast fashion?
Quando BusinessWire annuncia“Princess Polly diventa una Certified B Corporation™”, e BOF  la presenta come “la concorrente USA-australiana di Shein che ottiene un riconoscimento di responsabilità sociale”, siamo costretti a chiederci: è progresso — o solo greenwashing ben confezionato?

Il titolo di BOF dice tutto: “Un brand di ultra-fast fashion può essere ‘sostenibile’?”
Spoiler: è una domanda retorica. O almeno, così speriamo.

Cos’è una B Corp?
«La certificazione B Corp indica che un’azienda rispetta determinati standard di responsabilità sociale e ambientale, ma non copre tutti gli aspetti delle sue operazioni e pratiche.» — This is Greenwashing

Certificazione B Corp e ultra-fast fashion: marchio di qualità o cortina fumogena?


La co-CEO di Princess Polly, Eirin Bryett, celebra la certificazione come prova del loro “impegno verso pratiche guidate da uno scopo”.
Ma diciamolo chiaramente: un brand costruito su sovrapproduzione, iper-consumo e tendenze usa e getta può davvero “integrare la sostenibilità in ogni parte del business”?

Dopo aver finito di scrivere This Is Greenwashing, abbiamo quasi deciso di accantonarlo, pensando che il mercato fosse già saturo di chi denuncia la verità.
Ma, a quanto pare, il manuale del greenwashing è ancora in piena attività.

Il punto cieco della certificazione B Corp: la sovrapproduzione


Nel nostro libro This is Greenwashing, abbiamo evidenziato i limiti della certificazione B Corp:

La certificazione B Corp valuta vari aspetti delle operazioni aziendali, incluso l’impatto ambientale. Tuttavia, la sovrapproduzione potrebbe non essere affrontata in modo esplicito, con un’enfasi maggiore sull’uso di materiali sostenibili, pratiche di lavoro etiche e altri criteri.

L’intero modello della fast fashion si basa sull’obsolescenza programmata — eppure la B Corp premia i brand che spuntano qualche casella (packaging riciclato! compensazioni di CO₂!) evitando di affrontare il vero problema: la sovrapproduzione.
E l’ultra-fast fashion porta tutto questo a un livello ancora più estremo.

B Corp e ultra-fast fashion – Considerazioni finali


Non mettiamo in dubbio le buone intenzioni di Princess Polly.
Ma le buone intenzioni non cambiano i modelli di business.
Se un brand trae profitto dalla sovrapproduzione, non è sostenibile.
Se convince le persone a comprare di più, più in fretta — e poi ci appiccica sopra un bollino verde — non è progresso. È PR.

Quindi, cosa succede quando la certificazione B Corp incontra l’ultra-fast fashion?
Semplice: è greenwashing in una confezione “purpose-washed”.
Ancor peggio, l’idea stessa che l’ultra-fast fashion possa essere definita ‘sostenibile’ è assurda.

In breve, this is greenwashing.


P.S. Sei stanco di essere preso in giro?
Leggi This is Greenwashing — la consapevolezza è potere.

📘 Scarica l’e-book (versione inglese) dal tuo store digitale preferito: https://books2read.com/u/bpgxOX

🇮🇹 Versione italiana in arrivo — stay tuned!

Smaschera le bugie. Pretendi di meglio.

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This is Greenwashing: vedere chiaramente in un mondo di nebbia verde

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Una guida per proteggerti dalle false affermazioni sulla sostenibilità: smaschera le bugie, pretendi di meglio


In un mondo di nebbia verde, siamo circondati da affermazioni come “eco-friendly”, “carbon neutral” e “sostenibile”.
Ti suona familiare?

Queste parole d’effetto sono ovunque — ma quante sono davvero vere?

Ti è mai capitato di sentirti a disagio dopo aver comprato un prodotto etichettato come sostenibile o eco?
Non sei l’unico.
Se ti sei mai sentito ingannato dal cosiddetto marketing green, sappi che anche a noi è successo.
Dopo anni passati a osservare i brand distorcere il linguaggio per sembrare più ecologici di quanto siano realmente, abbiamo deciso di scrivere qualcosa di chiaro, onesto e utile.

In un mondo di nebbia verde: Copertina del libro This is Greenwashing di Rosita e Cristina Cigliola. Il design presenta una tipografia audace e minimalista con toni verdi, rosa e bianchi su sfondo nero, evidenziando i temi della sostenibilità e dell’inganno. 'This is' è in verde; le parole 'green', 'eco-friendly', 'conscious' e 'sustainable' sono in rosa ma barrate; 'greenwashing' è in verde. Il sottotitolo e i nomi delle autrici sono in bianco, in risalto sullo sfondo scuro.
This is Greenwashing: è uscito il nostro e-book!

Perché esiste questo libro


This Is Greenwashing non è un libro di testo.
È una guida nata dalla frustrazione — e da un profondo desiderio di dare potere alle persone.

“Il prodotto più sostenibile dal punto di vista ambientale è quello che non viene mai realizzato.”

Siamo Rosita e Cristina Cigliola, sorelle con quasi 30 anni di esperienza nel settore moda. Abbiamo visto il greenwashing da vicino — come inganna i consumatori e rallenta il vero cambiamento.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, abbiamo visto aziende appiccicare etichette ecologiche vaghe ai prodotti, mentre le loro attività proseguivano come sempre.
Il greenwashing mantiene i consumatori confusi, obbedienti e complici di un sistema corotto.

Questo e-book svela le tattiche dietro le parole d’effetto. Ti aiuta a capire cosa è reale e cosa no. Imparerai a decifrare affermazioni vaghe, a fare le domande giuste e a smettere di essere manipolato dal marketing.
Perché quando la regolamentazione fallisce, la consapevolezza diventa la nostra più forte linea di difesa.

In sintesi: in un mondo offuscato dalla nebbia verde, la consapevolezza è potere


Abbiamo scritto This Is Greenwashing per:
✔ Smascherare i trucchi che i brand usano per manipolarti
✔ Decifrare il gergo così da riconoscere subito le bugie
✔ Darti strumenti pratici per fare scelte informate — senza bisogno di un dottorato

In un mondo di nebbia verde, la conoscenza è fondamentale. La consapevolezza è potere.
Più sai, più è difficile per le aziende ingannarti.
E oggi — con le autorità di regolamentazione che si tirano indietro e non ci proteggono — abbiamo bisogno di quel potere più che mai.

📘 Scarica il tuo e-book (versione inglese) dal tuo store digitale preferito: https://books2read.com/u/bpgxOX

📣 E se ti è utile, lascia una recensione — significa davvero tanto per noi.

“Il crimine più grande del greenwashing è distrarci con false soluzioni mentre il pianeta brucia.”

Smaschera le bugie. Pretendi di meglio.

P.S. Condividilo con qualcuno che ti ha mai chiesto: “Ma è davvero sostenibile?” 🌍

🇮🇹 Versione italiana presto disponibile!

This is Greenwashing: vedere chiaramente in un mondo di nebbia verde Leggi tutto »

Mentre l’Europa arretra, noi andiamo avanti: il nostro e-book This is Greenwashing è uscito!

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Con l’UE che abbandona la legge chiave contro il greenwashing, la consapevolezza è più urgente che mai


Proprio mentre l’Unione Europea spegne silenziosamente i riflettori sulla Direttiva Green Claims, noi pubblichiamo This is Greenwashing.
Una coincidenza? Forse.
Ma il tempismo rivela qualcosa di più profondo: un tentativo deliberato di mantenere i consumatori confusi, disorientati e conformi allo status quo.

Cos’era la Direttiva Green Claims


La Direttiva era stata pensata per contrastare le affermazioni ambientali vaghe e fuorvianti. Puntava a portare trasparenza, onestà e responsabilità nel marketing della sostenibilità in tutta l’UE. Avrebbe richiesto alle aziende di fornire prove concrete e verificabili per dichiarazioni come “eco-friendly” o “carbon neutral”.
Ma l’UE ha ritirato la proposta.

L’Italia, sostenuta da altri Stati Membri contrari e dalla crescente pressione dei partiti di destra, ha bloccato la direttiva.
I negoziati finali (triloghi) sono stati cancellati. Un passo avanti è diventato un passo indietro.
E così, senza una tutela legale, resta un vuoto normativo — uno che favorisce chi trae profitto dall’ambiguità.
Il greenwashing vince un round.
Ma è qui che entriamo in gioco noi.

Copertina del libro This is Greenwashing di Rosita e Cristina Cigliola. Il design presenta una tipografia audace e minimalista con toni verdi, rosa e bianchi su sfondo nero, evidenziando i temi della sostenibilità e dell’inganno. 'This is' è in verde; le parole 'green', 'eco-friendly', 'conscious' e 'sustainable' sono in rosa ma barrate; 'greenwashing' è in verde. Il sottotitolo e i nomi delle autrici sono in bianco, in risalto sullo sfondo scuro.

Perché abbiamo scritto This is Greenwashing


In un mondo sommerso da etichette eco e slogan sulla sostenibilità, è sempre più difficile distinguere il vero dal falso.
In This is Greenwashing, noi — Rosita e Cristina Cigliola, sorelle, con quasi trent’anni di esperienza nel settore moda — smascheriamo le tattiche con cui i brand manipolano la percezione.
Offriamo una guida chiara e onesta per capire cos’è davvero il greenwashing, come funziona e come riconoscerlo.

Non è un manuale accademico.
È uno strumento pratico per aiutarti a difenderti da dichiarazioni ingannevoli e fare scelte realmente consapevoli.
Perché quando la regolamentazione fallisce, la consapevolezza diventa la nostra prima linea di difesa.

📘 Il nostro e-book (versione inglese) è già disponibile negli store digitali.


Se sei stanco di farti ingannare da vaghi slogan ecologici, This is Greenwashing è la tua guida per vedere chiaro nella nebbia verde.
Non arretriamo.
Leggiamo, poniamoci domande, resistiamo.

🌍 Scaricalo qui e, se ti va, lasciaci una recensione: https://books2read.com/u/bpgxOX

P.S.: 📖 Versione italiana presto disponibile.

Mentre l’Europa arretra, noi andiamo avanti: il nostro e-book This is Greenwashing è uscito! Leggi tutto »