Un capo, una storia: La Camicia Indigo Clay Dye di GoodNeighbors Shirts

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Dove una silhouette moderna incontra una tintura antica — per chi indossa capi senza tempo con una storia


Questa è La Camicia Indigo Clay Dye di GoodNeighbors Shirts. In un sistema che produce tonnellate di abiti usa e getta, noi curiamo: un capo, una storia. Una visione radicale di resistenza etica ed estetica — capi significativi, espressione di buon design. Slow fashion pensata per durare, realizzata a mano.

La Camicia Indigo Clay Dye non si indossa semplicemente; si vive. Forma il nucleo artistico e morbido di un guardaroba consapevole — una dichiarazione intelligente che offre sia comfort che carattere. La sua silhouette a trapezio leggermente svasata e l’orlo asimmetrico offrono un rifugio di moderno comfort. Al contempo, la finitura schreziata della tintura ad argilla si erge come una firma visiva deliberata: il segno di un abbigliamento consapevole, che ha un’ anima.

Evoca la quieta potenza dell’alchimia naturale — una composizione dove l’artigianato tradizionale incontra una palette terrosa e sfumata. Il cotone indigo ne è la base: ricco, ricettivo e vivo di variazioni. Ogni cambiamento di tono è la firma della natura — morbida, testurizzata e resa con cura — un trattamento che crea una profondità armoniosa. È una bellezza che celebra l’imperfezione e l’anima.

Indigo. Non un colore piatto, ma una tonalità profonda e contemplativa, plasmata e trasformata dal tocco della terra. Una palette sia serena che espressiva.

La Camicia Indigo Clay Dye di GoodNeighbors Shirts, ripresa in un'ambientazione artistica su un tappeto di fogliame verde. Diverse foglie fuoriescono dalla tasca sul petto, fondendo la pigmentazione terrosa del capo con la bellezza grezza della natura ed esaltandone la texture unica e organica.
La Camicia Indigo Clay Dye di GoodNeighbors Shirt, dal Giappone

Camicie artigianali, tintura naturale: dove la tecnica antica incontra forme moderne


La fattura:
Un morbido cotone 100%, finito con una precisa cucitura 90/20. Questo dettaglio dona sostanza alla camicia. La fibra offre una traspirabilità naturale e una caduta senza tempo, mentre la finitura sfumata aggiunge un tocco umano e un’identità distinta. Una qualità percepibile in ogni movimento.

Il dettaglio:
Una finitura unica con tintura all’ argilla. Non una semplice tintura, ma il cuore della sua filosofia. Ogni processo di lavorazione a mano diventa un’opera d’arte intenzionale e testurizzata che rifiuta l’anonimato della produzione di massa. Crea punti focali sottili che elevano la camicia da senza tempo a quietamente trascendente.

La produzione:
Fatto in Giappone — da specialisti rinomati per la loro maestria tessile. Non è solo un’etichetta di origine, ma una testimonianza di integrità. Ogni punto — dalla costruzione precisa ai bottoni sostenibili in madreperla — riflette cura, abilità e uno scopo preciso, garantendo un capo che si distingue.

La Camicia Indigo Clay Dye: il cuore artigianale di un guardaroba moderno


Questo è un capo che porta con sé la quieta risonanza della terra. Infatti, offre una sensazione di calma e radicamento indossabili. Riconosce che l’eleganza più profonda risiede nella sua texture autentica e nell’irregolarità piena di anima della sua tintura naturale.

Per la giornata creativa: abbinala a pantaloni avorio a gamba larga e mocassini in morbida pelle. Aggiungi una tote bag scultorea e gioielli minimal. Una uniforme disinvolta per ore in studio, sessioni di scrittura, o qualsiasi giorno che richieda immaginazione senza rumore.
Per il paesaggio urbano: indossala sopra un dolcevita. Infilala in pantaloni di flanella blu sartoriali e completa con scarpe stringate in pelle. Un gioco di texture che crea un’eleganza metropolitana e una disinvoltura intelligente.
Per l’occasione serale: indossala come una tunica, con una cintura in vita, su leggings neri sartoriali e tacchi lucidi. Completa con un blazer oversize per una silhouette strutturata. Una dichiarazione di eleganza discreta per la sera — personale, moderna e raffinata.

Per i modern humans che curano, non consumano — il cui guardaroba è una biblioteca di preferiti vissuti, ognuno un capitolo della propria storia.

🌟 La Camicia Indigo Clay Dye – GoodNeighbors Shirts

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P.S. Chiedeteci della tecnica di tintura ad argilla che rende unica ogni camicia, o come valorizzare la sua silhouette unica. Siamo qui per le conversazioni, non solo per le transazioni.

Note finali: Il design è una lezione di eleganza moderna. Trasforma una forma rilassata e versatile in una dichiarazione indossabile — la prova che la distinzione non risiede in una formale rigidità, ma nella presenza ponderata di anima, firma e un tocco singolare. Lo stile, raffinato nella sua espressione più intenzionale.

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Violenza contro le donne: un problema culturale

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Con atteggiamenti regressivi in crescita tra i giovani, come costruiamo un futuro di prevenzione?


Ieri, 25 novembre, è stata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU nel 1999. Tuttavia, la riflessione e l’azione non possono limitarsi a un solo giorno.

Tragicamente, non passa giorno senza notizie di un femminicidio. E se non in modo esplicito, allora ci sono resoconti di violenza online, manipolazione, oppressione e assenza di pari opportunità. In altre parole, ci sono tentativi costanti di mettere a tacere e sminuire la figura femminile.

È un pensiero che fa riflettere che questa violenza sia stata formalmente riconosciuta come una violazione dei diritti umani solo nel 1993, con l’adozione della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (DEVAW) da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questo è stato ulteriormente rafforzato dalla Conferenza mondiale di Vienna sui diritti umani, che lo ha riconosciuta anch’essa come una violazione dei diritti umani.

Esatto. Formalmente riconosciuta solo nel 1993…

La violenza contro le donne: dati e contesto


I dati sui femminicidi non sono solo ‘cronaca nera’, ma l’ultimo, tragico anello di una catena. Secondo l’Istat, oltre il 31% delle donne in Italia ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni). Inoltre, il Parlamento europeo afferma che una donna su tre nell’UE ha subito violenza fisica, sessuale o minacce in età adulta.

I dati delle Nazioni Unite indicano che ogni 10 minuti una donna o una ragazza viene uccisa da un marito, fidanzato, o da un familiare.

Il femminicidio è il culmine di una violenza che spesso è iniziata molto prima. Dobbiamo parlarne per riconoscerne i segnali molto prima che sia troppo tardi.

Come nota acutamente Laura Bates, fondatrice dell’Everyday Sexism Project:

“Per la prima volta nella storia, studi ripetuti suggeriscono che gli atteggiamenti più misogini, antiquati e regressivi verso le donne e le ragazze sono ora i più comuni tra i più giovani”.

Smontare gli stereotipi: il “Non me l’aspettavo”


Quante volte abbiamo sentito “ma era un bravo ragazzo”? È ora di smontare questo pericoloso cliché. Il “mostro” non esiste; ciò che esiste è l’uomo “normale” che non accetta un rifiuto e che considera una donna una sua proprietà. La violenza sta lì, nel gelosia patologica, nel controllo, nello stalking. Dobbiamo imparare a riconoscere questi campanelli d’allarme, perché non esiste uno “sguardo violento”.

Un focus sulla prevenzione: cosa possiamo fare concretamente?


Oltre all’indignazione, serve la prevenzione. Prevenzione significa educazione sessuale e affettiva nelle scuole, per insegnare il rispetto e la gestione delle emozioni. Significa sostenere i centri antiviolenza, che salvano vite ogni giorno. Significa, per ognuno di noi, non distogliere lo sguardo quando sentiamo un litigio preoccupante dal vicino.

La violenza si combatte con la cultura.

Eppure, in Italia, il governo sembra non essere d’accordo con questo approccio. Infatti, la Ministra Roccella ha affermato che non ci sono dati a dimostrare che l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole aiuti a prevenire la violenza.

Considerazioni finali: la violenza contro le donne è un problema culturale


Prima di concludere, vogliamo anche suggerire la lettura di una potente testimonianza scritta da una nostra amica – una storia straziante di abuso che getta luce sulle reali, quotidiane conseguenze di questo problema culturale. (Leggi qui).

Mentre riflettiamo sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dobbiamo essere chiari: il problema è sistemico. Le donne partono da una posizione svantaggiata, poiché siamo ancora considerate una proprietà degli uomini – che siano mariti, partner o familiari. Siamo ancora considerate inferiori agli uomini.

Infatti, la subordinazione o l’inferiorità percepita della donna è il pregiudizio più antico della storia dell’umanità.

La violenza contro le donne è un problema culturale. E combatterla richiede un impegno quotidiano – specialmente in una società che sta affrontando una regressione culturale.

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Osservatorio Altagamma 2025: uno studio in cauto ottimismo

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Sebbene il mercato del lusso appaia stabile, i dati dello stesso report rivelano un settore in profonda transizione


Il recente report dell’Osservatorio Altagamma 2025, presentato a Milano, offre una prospettiva apparentemente positiva: un mercato globale dell’alta gamma stabile a 1.440 miliardi di euro e una ripresa prevista del +5% nel 2026. Tuttavia, una lettura più attenta rivela un quadro più complesso e meno rassicurante.

Il report adotta quella che potremmo descrivere come una forma di realismo cauto e istituzionale. Una cornice che spesso appare edulcorata, concepita per rassicurare il settore piuttosto che per fornire verità scomode.

Sebbene la fiducia possa attirare gli investitori, il cambiamento può derivare solo da una valutazione lucida delle sfide. La preferenza del settore per le buone notizie non dovrebbe andare a scapito della verità. Ossia il vero fondamento della credibilità e di una trasformazione significativa.

Le contraddizioni fondamentali: stabilità contro un settore in crisi


La narrativa centrale del report sulla stabilità è minata dai suoi stessi dati. Infatti, questi dati dipingono il ritratto di un mercato definito dalla polarizzazione, dove coesistono realtà opposte.

1. Il mito di un mercato monolitico.

La cifra principale di 1.440 miliardi di euro maschera divergenze profonde. Mentre gli ultra-ricchi continuano a spendere in gioielleria (+4/6%) ed esperienze, il consumatore aspirazionale si sta ritirando. Questo si riflette in modo netto nel crollo di pelletteria e calzature (-7/-5%) – il cuore del lusso accessibile. Non si tratta di un rallentamento. Questo è un segnale chiaro che il cliente che una volta comprava borse e scarpe come simboli di status ora è in difficoltà o ha cambiato priorità.

2. Un settore moda frammentato e sulla difensiva

Questa polarizzazione si avverte in modo acuto nella moda. La crescita moderata del +4% nell’abbigliamento nasconde una realtà in cui solo pochi brand prosperano mentre altri soffrono. Una dinamica che il report stesso descrive come “molto polarizzata fra i brand”. Questa frammentazione è esacerbata da:

  • La minaccia dell’ultra-fast fashion. Carlo Capasa (Camera Nazionale della Moda Italiana) identifica esplicitamente la “crescita dei prodotti di ultra-fast fashion importati dalla Cina” come un “tema cruciale da affrontare”, inquadrandolo come un rischio esistenziale.
  • Una crisi della distribuzione. I canali wholesale tradizionali e i department store confermano di essere “in crisi”, minando il modello di vendita fondamentale per molti brand.
  • Strategie di marca difensive. La dipendenza dagli outlet per smaltire le scorte invendute e la previsione che i brand di alta gamma introdurranno “proposte lower price” nel 2026 non sono segni di salute. Indicano l’incapacità di vendere a prezzo pieno e un rischio di diluizione del valore del brand.
3. Ottimismo geopolitico contro realtà concrete

La “ripresa” segnalata nelle Americhe (+0/+2% nel 2025) appare tenue sullo sfondo di un dollaro debole, dazi e un clima di incertezza. Questa crescita non deriva da un’economia generale vivace, ma dalla resilienza del Top Tier. Quindi, sono gli High Net Worth Individual a trainarla, con la loro spesa domestica e valori di transazione medi più elevati a sostenere i dati.

Osservatorio Altagamma 2025: la lente “edulcorata” del report


Queste contraddizioni sono presentate attraverso una lente specifica, mitigante, che spiega il tono smussato del report.

  1. Uno scopo di parte.
    In quanto fondazione per il lusso italiano, il ruolo primario di Altagamma è difendere e promuovere il settore. I suoi obiettivi – rassicurare gli investitori, segnalare resilienza al governo e promuovere il sistema Made in Italy – scoraggiano naturalmente messaggi allarmisti.
  2. Lessico aziendale.
    L’uso consistente di termini come “stabile”, “resiliente” e “consolidare” serve a normalizzare la stagnazione e il declino, presentando un calo del -7% in una categoria centrale come parte di un panorama ampiamente stabile.
  3. La retorica del “Sì, ma…”.
    Il report impiega costantemente una tecnica che ammette un problema solo per controbilanciarlo immediatamente con una speranza. Ad esempio, “Sì, la Cina è in calo, MA gli HNWI stanno aumentando”. Questo crea una narrativa del bicchiere mezzo pieno che può oscurare la gravità della situazione per molti attori.
  4. Fede nel lungo termine contro il dolore nel breve termine.
    La enfatizzata previsione di crescita del +5% per il 2026 funge da ancora di salvezza, incoraggiando il settore a vedere le difficoltà attuali come tempeste passeggere sul percorso verso un futuro radioso.

Considerazioni finali


L’Osservatorio Altagamma 2025 fornisce la fotografia più realistica di un mercato del lusso che non è più un monolite, ma una raccolta di micro-mercati con dinamiche opposte. Quindi, sta edulcorando la situazione? Sì, in parte.

Tuttavia, per il lettore attento, esso mette anche in luce innegabili cambiamenti strutturali, sebbene avvolti in un linguaggio da consiglio di amministrazione. Rende chiaro che il consumatore aspirazionale è in crisi, che il vecchio modello degli aumenti di prezzo infiniti è finito e che i nuovi driver sono valore, etica ed esperienze.

In conclusione, il report è convincente nella sua diagnosi delle tendenze chiave, ma rimane troppo ottimista e diplomatico nel tono. Per un’analisi veramente spassionata, è necessario incrociare i suoi risultati con report di banche d’affari e analisti indipendenti che non hanno il compito di salvaguardare un intero ecosistema.

In ultima analisi, Altagamma sta facendo semplicemente il suo lavoro. Cioè, presentare il lusso italiano come resiliente e proiettato verso il futuro, nonostante l’evidenza di una dolorosa e fondamentale ristrutturazione.

Ma una domanda sorge spontanea: gli investitori credono davvero a dati abilmente ricamati?

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Un capo, una storia: Il Blazer Ricamato di Meagratia, dal Giappone

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Dove la sartoria architettonica incontra un gesto poetico e singolare— per chi indossa intenzione, non semplicemente abiti


Questo è il Blazer Doppio Petto Ricamato di Meagratia. In un sistema che produce tonnellate di abiti usa e getta, noi curiamo: un capo, una storia. Una visione radicale di resistenza etica ed estetica — capi significativi, espressione di buon design. Slow fashion pensata per durare, realizzata a mano.

Il Blazer Doppio Petto Ricamato non si indossa semplicemente; si dichiara. Forma il pilastro architettonico di un guardaroba consapevole. Una dichiarazione intelligente che offre sia struttura che anima. Nella sua silhouette sofisticata e leggermente slim, offre un rifugio di autorità disinvolta. Mentre il ricamo floreale tridimensionale si erge come una firma deliberata e tattile. Un gesto sottile e sicuro di distinzione quotidiana.

Evoca l’autorità silenziosa della sartoria su misura — una composizione in cui la tradizione è punteggiata da un’insegna moderna. La flanella di lana blu navy è la base fondante, ricca e ricettiva. Ogni motivo ricamato con cordoncino nero è la firma dell’artigiano — in rilievo, strutturato e realizzato meticolosamente, guida l’occhio su una tela di armoniosa attenzione. È una bellezza che celebra precisione e carattere.

Blu notte. Non un colore piatto, ma una tonalità profonda e contemplativa che trattiene la luce come un cielo al crepuscolo. Una palette autorevole e serena.

Una donna in posa a tre quarti indossa il Blazer Doppio Petto Ricamato in lana navy di Meagratia. La sua mano è posata dietro il collo, guidando lo sguardo verso il dettagliato ricamo floreale tridimensionale sul blazer. È abbinata a pantaloni navy e a una sciarpa verde, in piedi contro uno sfondo bianco pulito.
Il Blazer Doppio Petto Ricamato di Meagratia

Slow fashion: dove l’intenzione prende forma


La fattura: una flanella di lana impeccabile, 100% pura lana. Questo è il segreto della sua sostanza. La fibra nobile offre calore innato e una caduta senza tempo, mentre il decoro ricamato conferisce un tocco umano e un’identità distinta. Una qualità che si percepisce in ogni gesto.

Il dettaglio: un ricamo floreale tridimensionale unico. Questa non è un’applique generica, ma il cuore della sua filosofia. Ogni motivo fatto a mano è un’opera d’arte intenzionale e strutturata che sfida l’anonimato della sartoria classica, creando un punto focale di fascino discreto che eleva il blazer da senza tempo a trascendente.

La realizzazione: fatto in Giappone — da specialisti rinomati per la loro maestria tessile. Non un’etichetta di origine, ma una testimonianza di integrità. Ogni punto, dall’impeccabile costruzione al tocco finale del ricamo, è eseguito con precisione e cura, garantendo un capo che si distingue.

Il Blazer Ricamato: l’architettura di un guardaroba consapevole


Questo è un capo che infonde una fiducia discreta. Infatti, ti permette di muoverti nel tuo mondo con agio e intenzione. Comprende che il lusso più profondo è la libertà di essere allo stesso tempo comodi e affascinanti.

Per la giornata creativa: abbinalo ai leggings neri couture e una t-shirt signature. Uno studio sulla giustapposizione — dove la sartoria strutturata incontra una comodità dinamica. Ideale per il pensiero fluido e l’energia collaborativa.
Per il paesaggio urbano: abbinato ai Pantaloni Ricamati in Lana e mocassini in pelle. Una conversazione tra lusso morbido e raffinatezza strutturata, per definire una presenza moderna e autorevole.
Per l’occasione serale: indossalo sopra un vestito di seta dalla linea pulita e tacchi lucidi. Il blazer passa senza soluzione di continuità dal giorno alla notte, sprigionando una quieta sicurezza e una disinvoltura sofisticata.

Per i modern humans che curano, non consumano — il cui guardaroba è una biblioteca di preferiti vissuti, ognuno un capitolo della propria storia.

🌟 Il Blazer Ricamato – Meagratia
Edizione limitata. Come una pagina di diario — da vivere.

🖤 Per informazioni: DM  @suite123 | WhatsApp Email

Disponibile su appuntamento a Milano o in tutto il mondo — dallo schermo alla tua porta. Dalle nostre mani alla tua storia.

P.S. Chiedici come valorizzare il suo dettaglio unico con lo styling, o della maestria artigianale giapponese che rende questo blazer un classico futuro. Siamo qui per le conversazioni, non solo per le transazioni.

Note finali: La spalletta leggermente scesa è una lezione di eleganza moderna. Trasforma una silhouette autorevole e versatile in una dichiarazione da indossare — dimostrando che la vera distinzione non risiede in una formalità rigida, ma nell’inclusione magistrale di anima, firma e un tocco singolare. Stile, raffinato nella sua espressione più intenzionale.

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Pambianco Fashion Summit: trent’anni di moda, dagli stilisti ai grandi gruppi. Quale futuro per il Made in Italy?

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Quando la sostenibilità diventa uno slogan e la crescita rimane l’obiettivo reale


Abbiamo seguito la trentesima edizione del Pambianco Fashion Summit. Ancora una volta, sostenibilità è stata la parola magica che tutti amavano ripetere. Ma subito dopo è arrivata la vera priorità: la crescita. Sempre crescita.

In questo panel, l’ultra-fast fashion cinese fa la parte del cattivo, mentre il fast fashion nord-europeo riceve applausi. Del resto, H&M è sul palco per spiegare la circolarità.

E così la domanda ritorna, più forte dopo ogni panel:
Cosa non hanno capito questi CEO, presidenti, manager, founder e compagnia bella sul significato di sostenibilità?
Perché più la ripetono, più la parola suona come una barzelletta.

I consumatori vogliono autenticità: allora perché la moda continua a fingere?


Erika Andreetta (PwC Italia) mette in luce ciò che sembra già ovvio:

  • Le persone vogliono brand affidabili, trasparenti e coerenti. In una parola, autenticità.
  • Cercano allineamento con i valori culturali.
  • Il second-hand cresce tre volte più velocemente della moda tradizionale.
  • Lo shopping negli outlet cresce cinque volte più velocemente.
  • Il valore conta: prodotti allineati con i valori personali, al prezzo giusto.
  • I brand producono ancora troppo – e non vendono la loro sovrapproduzione.
  • I negozi multi-brand sono diventati i luoghi dove le persone cercano davvero qualcosa di nuovo.

Per quanto riguarda la moda europea, la disillusione è generazionale:

  • I giovani non vedono originalità.
  • I baby boomer hanno altre priorità.
  • La Generazione X trova i prezzi ingiustificati.

La moda ascolta, ma in modo selettivo.

Pambianco Fashion Summit: Sburlati – “un sistema sotto attacco”


Secondo Sburlati (Confindustria Moda), l’ecosistema della moda è sotto pressione su tre fronti:

  1. Dall’Est: esportazioni in calo del 3%, importazioni in aumento del 5%, spinte dalla Cina (+18%). I pacchi postali sotto i 150€ non pagano dazi doganali o IVA – un’evidente distorsione.
  2. Dall’Ovest: dollaro debole, dazi doppi negli USA e una spinta per i brand locali.
  3. Dall’interno: un mercato italiano fragile.

Sburlati è giunto a una conclusione drammatica:

“Siamo sull’orlo del collasso e rischiamo di finire come il settore automobilistico.”

Capasa (CNMI): la narrazione del lusso sta cambiando


Una narrazione negativa circonda il lusso, ed è partita dalla Cina.
Le soluzioni proposte includono:

  • Una legge anti-fast fashion con dazi generalizzati.
  • Un approccio alla francese: tasse sui pacchi e divieto di pubblicità ingannevole.
  • Supporto per le nuove imprese in un momento in cui chiudono più attività di quante ne aprano.

Capasa aggiunge un punto sui giovani consumatori: “I giovani sono tutti ambientalisti. Dobbiamo spiegare loro che il fast fashion non lo è. Dobbiamo spiegare il valore della qualità e della creatività.”

E poi… H&M entra in sala


Qui le contraddizioni diventano lampanti.

L’industria della moda si lamenta – a ragione – dell’ultra-fast fashion cinese. Tuttavia, poi invita H&M, simbolo del fast fashion occidentale, a discutere di circolarità e quindi di “sostenibilità”.

Quindi sì, chiediamo ancora:
Cosa esattamente questi leader non hanno capito della sostenibilità?
Un brand costruito sulla sovrapproduzione può mai essere sostenibile?

Perché ogni volta che il fast fashion viene inquadrato come “sostenibile”, stiamo entrando nel regno del greenwashing.

E-commerce


Un altro punto sollevato: un cambio di strategia digitale è necessario.

  • Oltre il 60% dei brand non è pronto.
  • Eppure oggi, l’80% delle vendite coinvolge un touchpoint digitale.

Abbigliamento e sostenibilità

  • L’idea di capi più durevoli e senza tempo sta guadagnando terreno – capi adatti a più stagioni, insieme a un minore iperconsumo.
  • Il 54% dei prodotti viene venduto in saldo. Il secondo mese di saldi è il più forte – significa che i consumatori aspettano i saldi dei saldi.
  • I Millennial (28-44 anni) spendono di più – circa 36 capi all’anno.
  • L’abbigliamento sta perdendo valore; la cura della persona e la bellezza sono più coinvolgenti.
  • Le donne continuano a consumare molto, ma soprattutto rimangono legate al fast fashion.
  • La Gen Z inizia a pensare alla qualità, a capi di durata maggiore e a prodotti di nicchia.
  • I giovani sono la demografia più sensibile alla sostenibilità – ma i capi non devono costare più delle loro controparti tradizionali.
  • La Gen Z vuole chiarezza: Cos’è un capo sostenibile?
    Una domanda semplice a cui l’industria probabilmente non risponderà mai. Ma noi lo facciamo: troverai la risposta in Questo è greenwashing (trovi le info qui).

Considerazioni finali


In conclusione, il 30° Pambianco Fashion Summit ha analizzato la moda, dagli stilisti ai grandi gruppi, e ha tentato di esplorare quale futuro attende il Made in Italy.

Se la sostenibilità continuerà a coesistere con un’ossessione per la crescita infinita, con la sovrapproduzione, con narrazioni contraddittorie, la parola perderà ogni significato.

Fino a quando il settore non smetterà di applaudire chi grida “circolarità” più forte e inizierà a ridurre – a ridurre veramente – il suo impatto, questi summit rimarranno conversazioni sulla sostenibilità senza una sostenibilità reale.

Pambianco Fashion Summit: trent’anni di moda, dagli stilisti ai grandi gruppi. Quale futuro per il Made in Italy? Leggi tutto »