Femminismo oggi: Michele Mari, finalista al Premio Strega, e il suo insulto a Michela Murgia

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Scrittori, cultura contemporanea e l’occhio che giudica — ancora il patriarcato


Una recente polemica che ha coinvolto Michele Mari, scrittore e finalista al Premio Strega, ci ha fatto riflettere su una questione più ampia: cosa significa davvero il femminismo oggi? È vera liberazione, o solo un patriarcato rimodellato dalle donne — o addirittura completamente interiorizzato — dalle donne stesse?

Il dibattito è scoppiato dopo alcune dichiarazioni attribuite a Mari su Michela Murgia — acclamata scrittrice italiana, vincitrice del Premio Campiello, femminista senza scuse, icona queer e feroce critica del patriarcato.

A quanto riportato dai giornali, egli avrebbe detto:

“Era intransigente e violenta perché era brutta — era il suo modo di sfogare la rabbia.”
“Con il suo atteggiamento aggressivo, faceva pagare agli altri la sua bruttezza.”
“… così tutte le donne insoddisfatte e che non si piacciono.”

Mari ha in seguito smentito parti di quanto riportato, ma la polemica stessa rivela qualcosa che vale la pena esaminare. Con quanta rapidità usiamo ancora l’aspetto fisico di una donna per spiegare le sue idee, la sua rabbia o la sua presenza pubblica.

Fotografia in bianco e nero del libro di Michela Murgia "Stai zitta" su una scrivania, con occhiali, quaderni e una matita. L'immagine offre uno spunto di riflessione sul femminismo oggi.

Certo, è un commento che non ti aspetteresti da uno scrittore del suo calibro. E tantomeno da un candidato al prestigioso Premio Strega.
Ma se la cultura e il prestigio letterario non riescono a smantellare il pensiero patriarcale, allora cosa può farlo?

La nostra reazione istintiva è questa: se l’estetica dominante si rivolge all’occhio maschile quasi più che a quello femminile, non lo chiameremmo femminismo.

Può sembrare provocatorio, ma tocca una questione centrale nel pensiero femminista contemporaneo. Femminismo non significa conformarsi agli standard patriarcali per ottenere visibilità, approvazione o potere. Significa, anzitutto, mettere in discussione quegli standard.

Cosa significa il femminismo oggi?


Una delle domande fondamentali del femminismo contemporaneo è se le donne stiano diventando veramente più libere, o stiano semplicemente imparando a navigare con più successo nelle vecchie strutture di potere.

Quando discutiamo ancora del valore di una donna attraverso la lente dell’attrattività, della desiderabilità o della simpatia, la gerarchia sottostante non è scomparsa. Ha solo cambiato il suo linguaggio.

Smascherare la falsa emancipazione

Un’idea, un’estetica, o persino una forma di empowerment, non diventa sovversiva solo perché abbracciata dalle donne. Tanto più quando, curiosamente, resta più gradita allo sguardo maschile. Questa non è liberazione; è un riconfezionamento di una visione stantia.

C’è solo una rinegoziazione del patriarcato.

Alcuni studiosi descrivono questo fenomeno come “femminismo pop” o “post-femminismo” commerciale. Ossia una versione dell’empowerment che appare liberatoria ma lascia sostanzialmente intatte le strutture di potere esistenti.

Un femminismo che vende — e il suo successo commerciale viene spesso scambiato per progresso sociale. Dovremmo invece chiederci chi tira i fili di quel successo commerciale e delle richieste del mercato.

La teoria dello sguardo maschile

La polemica richiama anche il lavoro della teorica del cinema femminista Laura Mulvey.

Se il criterio ultimo di approvazione rimane lo sguardo maschile, allora gli uomini restano i soggetti della storia mentre le donne ne restano gli oggetti. Anche quando le donne credono di agire liberamente e in autonomia.

La questione non è se le donne facciano delle scelte. La questione è: chi ci ha insegnato ciò che è desiderabile, accettabile e degno di ammirazione?

Distinguere il femminismo dalla femminilità performata

Il femminismo autentico non chiede alle donne di essere gradevoli a nessuno se non a se stesse.

Né richiede loro di conformarsi a un ideale di bellezza prescritto per essere accettate in posizioni di influenza, autorità o legittimità culturale.

Una donna non dovrebbe aver bisogno di essere attraente per essere ascoltata. Così come non dovrebbe aver bisogno di essere accomodante per essere rispettata.

Riflessioni finali


Forse la distinzione più importante è questa: femminismo non significa dare alle donne gli stessi strumenti per competere nei giochi degli uomini. Significa cambiare del tutto le regole del gioco.

Ecco perché polemiche come questa sono importanti. Ci ricordano che, nonostante decenni di progressi, continuiamo a invocare l’aspetto fisico di una donna per spiegare il suo carattere, il suo successo, i suoi fallimenti o persino le sue convinzioni.

Quando ciò accade, siamo costretti a chiederci cosa significhi davvero il femminismo oggi.

Se le donne vengono ancora giudicate attraverso la lente dell’attrattività, della desiderabilità o della conformità a un’estetica dominante, allora le regole del gioco non sono cambiate quanto ci piace credere.

Lo sguardo dominante è semplicemente diventato più difficile da riconoscere.

E se il giudizio finale risiede ancora lì, allora non è liberazione.

È solo una gabbia dorata.

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