La crisi globale mette a nudo un sistema incapace di adattarsi. Ma può l’industria della moda sopravvivere ai propri eccessi?
Dalla boutique italiana Luisa Via Roma che chiede la protezione del tribunale, all’e-tailer canadese Ssense che presenta istanza di fallimento, emerge uno schema chiaro: il modello tradizionale dei fashion retail è in frantumi. Infatti, le stesse falle strutturali accomunano i retailer moda di tutto il mondo, sia fisici che digitali. Ma si tratta solo degli effetti di una crisi economica o è un modello di business ormai giunto alla fine?
Fashion retail: cosa è andato storto?
Prendiamo Luisa Via Roma. Un tempo pioniera dell’e-commerce multimarca, recentemente aveva aperto un negozio a New York e una sede a Milano. Ora, l’azienda fiorentina sta cercando protezione dai creditori in base alla legge fallimentare. Ma cosa è andato storto? La direzione cita il rallentamento del lusso, i dazi statunitensi, l’aumento dei costi di trasporto, ed errori strategici. Pertanto, chiude la sede milanese.
Tuttavia non sono soli. Anzi, si aggiungono a una triste lista di vittime recenti che illustra un modello in frantumi:
- Matches Fashion: la piattaforma di e-commerce di lusso ha cessato tutte le operazioni il 30 giugno 2024. Il suo proprietario, Frasers Group, l’aveva acquisita alla fine del 2023, e messa in amministrazione controllata già a marzo a causa di perdite insostenibili. Il collasso ha lasciato marchi e clienti nell’incertezza, evidenziando i pericoli del lusso online.
- Farfetch: il marketplace di lusso è stato salvato da un fallimento imminente grazie a un’acquisizione last-minute da parte di Coupang. L’azienda sudcoreana che ha fornito 500 milioni di dollari ora sta tagliando i costi, chiudendo unità non redditizie e vendendo asset per stabilizzare le proprie finanze. Il tutto per tornare alla redditività dopo gravi difficoltà economiche.
- Net-a-Porter: il gigante del settore è stato venduto dalla casa madre Richemont al rivale Mytheresa. Le informazioni attuali si concentrano sui piani e gli obiettivi strategici di Mytheresa più che sulle performance post-acquisizione. Infatti, non ci sono report aggiornati, e il successo dell’integrazione resta da verificare.
- Ssense: il retailer canadese ha annunciato l’intenzione di chiedere la protezione fallimentare a causa dei dazi statunitensi e della cancellazione del de minimis. Ma il declino era in atto da anni. L’azienda è stata schiacciata da una liquidità sempre più ridotta e da scarsi ritorni sugli investimenti fatti durante la pandemia. Soprattutto, il suo modello data-driven e costantemente in saldo, ha perso appeal e competitività agli occhi di un pubblico volatile.
Fashion retail: come la sovrapproduzione e la cultura dello sconto hanno portato alla crisi
Così la strategia commerciale dei retailer fashion è diventata un circolo vizioso: una selezione infinita di capi – inclusi, ironicamente, quelli sostenibili – unita a sconti frequenti e consistenti. Seppur intrappolati dal calo delle vendite, insistono sulle stesse pratiche che li stanno affossando: ordinare stock eccessivi e basarsi su promozioni costanti, accelerando così la loro corsa verso il fondo.
Questa strategia funziona? No. Vediamo qualcosa di diverso? Nemmeno.
In definitiva, i retailer di moda fanno parte di un’industria che non vuole cambiare. Ne avevamo parlato qui.
Considerazioni finali
Indubbiamente, questi sono anni difficili per il fashion retail. Le fondamenta dell’industria stanno crollando, portando alla luce un problema sistemico profondo. Eppure, la risposta sia nei negozi fisici che online resta sempre la stessa. Quale? spazi colmi di enormi assortimenti e ribassi perpetui.
Quindi, la domanda è inevitabile: può la ricerca di mere boccate d’ossigeno finanziarie – da investitori o dai tribunali – senza un autentico cambiamento strutturale, mai condurre a un successo duraturo?
Per quanto tempo l’industria della moda potrà continuare a promuovere capi prodotti in massa da brand sempre più privi di significato?