Gaza

Natale 2025: cercando la luce nell’oscurità crescente

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Fare spazio alla pace, mentre il mondo trattiene il fiato


Come di rito giungono gli auguri per le feste, con l’immancabile Buon Natale 2025. Parlano di gioia, magia e gratitudine. Eppure, per molti, queste parole riecheggiano nel vuoto della fame, dello sfollamento o del rombo costante dell’artiglieria. Il mondo appare sempre più instabile, e la parola guerra è entrata nel linguaggio quotidiano.

Ed ecco che la domanda si insinua: dove cercare la luce quando le ombre si fanno così lunghe? E cosa significa celebrare quando la celebrazione può sembrare fragile, perfino fuori luogo?

Quest’anno, la distanza tra l’immagine festiva e la realtà globale sembra particolarmente ampia. Gaza continua a subire una devastazione e una fame indicibili. La guerra in Ucraina prosegue, con una recrudescenza della violenza proprio in questi giorni. Anche il Sudan sta sprofondando nella catastrofe, costringendo milioni di persone alla fame e all’esilio. Non si tratta di tragedie lontane; sono fallimenti umanitari che si stanno consumando in tempo reale.

Una ragazza con pantaloncini rosa pallido, un maglione di lana rosso oversize e calze lunghe verdi in stile elfo coccola un orso bianco su uno sfondo innevato con alcuni alberi, tra i quali sventolano una bandiera palestinese e una bandiera ucraina. Babbo Natale è in piedi e invia luce verso le bandiere. Augurando un Buon Natale 2025.
Buon Natale 2025

In uno scenario del genere, le questioni fondamentali del Natale — pace, speranza, benevolenza — rischiano di suonare ingenue. Eppure forse non sono affatto sentimentali, ma silenziosamente radicali.

Non come slogan. Non come allegria forzata. Ma come scelte.

Forse la luce che cerchiamo non si trova nella negazione o nella gioia imposta, ma nell’attenzione. Nella decisione di fermarsi, di restare presenti con ciò che fa male, e di rifiutare l’indifferenza. Essere consapevoli del dolore e scegliere comunque l’empatia. Riconoscere che occuparsi degli altri, oggi, è una scelta intenzionale.

Questo Natale, fare posto alla pace può essere di per sé un atto di resistenza. Una pausa. Ascolto. La disponibilità a restare umani di fronte a ciò che disumanizza.

Dare supporto agli operatori umanitari, promuovere cause, portare testimonianza: gesti che sembrano minimi di fronte a un oceano di dolore, ma che hanno un peso.
Sono il modo in cui la pace sopravvive, non come desiderio, ma come pratica.

In solidarietà, nel dolore e nella speranza ostinata,

Buon Natale 2025

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Genocidio a Gaza – Il rapporto di due ONG israeliane lo conferma

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Decenni di prove, ignorate dal mondo. Ora, ONG israeliane rompono il silenzio.


È genocidio a Gaza. Per la prima volta, due delle più importanti ONG israeliane per i diritti umani – B’Tselem e Physicians for Human Rights – hanno fatto ciò che nessun governo ha il coraggio di fare:
Hanno nominato il crimine.

“Questo è genocidio.”

Non violenza. Non conflitto. Genocidio. Deliberato. Sistematico. Documentato.

“Non avremmo mai immaginato di dover scrivere questo rapporto. Ma Israele sta commettendo un genocidio.”

Questa conclusione arriva dopo decenni di raccolta di dati, testimonianze, interviste e documenti. Prende la forma di due rapporti che denunciano ciò che molti governi preferiscono ignorare. E soprattutto, proviene dall’interno di Israele stesso, rompendo il muro del silenzio.

A Gaza è genocidio. La sagoma scura di un bambino brandisce la bandiera palestinese, i colori si sbiadiscono—‘Free Palestine’ in rosso e verde è un ordine: fermate il genocidio.

B’Tselem intitola il suo rapporto: “Il nostro genocidio.”

Da Amnesty International:

“Il rapporto di B’Tselem si basa su un enorme lavoro svolto da decenni per documentare i crimini di diritto internazionale commessi da Israele ed evidenziare l’impunità che lo ha protetto. Le conclusioni del rapporto per quanto riguarda la Cisgiordania occupata, anche rispetto alla campagna israeliana di trasferimenti forzati, sono particolarmente sconvolgenti e illustrano l’importanza di associare le richieste a Israele di fermare il genocidio, porre fine all’occupazione illegale del Territorio palestinese e smantellare il sistema di apartheid.

Il rapporto di Medici per i diritti umani Israele documenta ampiamente l’intenzionale e sistematica distruzione israeliana del sistema sanitario della Striscia di Gaza. Prendendo in esame le violazioni contro il sistema sanitario, quelle contro gli operatori sanitari e il blocco delle forniture mediche, spiega chiaramente come i danni e le distruzioni nella Striscia di Gaza non siano il mero sottoprodotto di una guerra ma piuttosto facciano parte di una politica deliberata e calcolata di distruggere le vite delle persone palestinesi nella Striscia di Gaza: ciò che costituisce un genocidio.”

Genocidio a Gaza – Le verità che il governo israeliano ha voluto insabbiare


I loro rapporti – basati su decenni di prove – denunciano:

  • 36 ospedali distrutti
  • 1.500 operatori sanitari uccisi (altri 300 arrestati, torturati, “scomparsi”)
  • Bambini morti di fame mentre Israele blocca cibo e medicine
  • Interi quartieri rasi al suolo, famiglie sepolte sotto le macerie
  • La fame come arma. Lo sfollamento forzato come politica. L’apartheid come legge.

Parla di bambini lasciati morire senza cibo né cure, di intere città ridotte in macerie. Racconta della fame usata come arma, degli sfollamenti forzati e della negazione sistematica dei diritti più basilari.

Questa non è guerra. Questa è annientamento, sostenuto dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal silenzio della cosiddetta “comunità internazionale”.

Allora la domanda è: Cosa stanno aspettando le istituzioni europee? Cosa stanno aspettando le istituzioni globali?
Cosa aspetta il governo italiano? Perché l’Italia non ha nemmeno sospeso gli accordi militari con Israele?

Giorgia Meloni si dichiara una “madre” e una “cristiana”, eppure di fronte a una carneficina senza fine non fa assolutamente nulla. È questo ciò che significa per lei essere madre e cristiana?

Queste accuse provengono da due delle più rispettate organizzazioni umanitarie israeliane.
Non da Hamas, né da presunti “antisemiti”.

Dobbiamo unire le nostre voci e chiedere:

🔴 Che il governo italiano sospenda tutti gli accordi militari e di cooperazione con Israele
🔴 Sanzioni. Embargo sulle armi. Processi per crimini di guerra.
🔴 Pieno riconoscimento della Palestina – basta gesti vuoti.

Dobbiamo unirci e sollecitare la comunità internazionale a intervenire e fermare le atrocità.

FERMIAMO IL GENOCIDIO.

Non fare nulla significa essere complici.

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Gaza: 15 Maggio – 77 Anni dalla Nakba

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Il mondo guarda mentre Israele commette un genocidio contro i palestinesi


A Gaza, assistiamo a un genocidio compiuto da Israele contro il popolo palestinese, mentre il mondo resta immobile. Pochi alzano la voce. Solo Spagna e Sudafrica hanno avuto il coraggio di agire.

Il 15 maggio segna 77 anni dalla Nakba — una catastrofe le cui conseguenze si dispiegano ancora oggi davanti ai nostri occhi. Non stiamo solo ricordando la storia; la stiamo vedendo ripetersi.
I bambini stanno morendo di fame. Le persone stanno morendo. Non possiamo restare in silenzio di fronte a tanto orrore.

Nel 1948, centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a fuggire dalle loro case, sfollati senza alcuna speranza di ritorno. Molti conservano ancora le chiavi di quelle abitazioni, aggrappandosi al sogno di poterci tornare un giorno.
Questo evento, ricordato ogni anno il 15 maggio, è noto come la Nakba — la catastrofe.

Oggi, 77 anni dopo, la storia si ripete.

Migliaia di persone nella Striscia di Gaza occupata sono state ancora una volta costrette ad abbandonare le proprie case — la maggior parte delle quali distrutte dai bombardamenti israeliani. In Cisgiordania occupata, gli sgomberi forzati da parte delle forze israeliane e dei coloni continuano, come documentato in No Other Land, un film potente che getta luce sulla vita a Masafer Yatta.

Recenti dichiarazioni allarmanti da parte di funzionari israeliani sembrano confermare un’intenzione chiara: occupare Gaza e deportare forzatamente la popolazione palestinese.

Gaza: il silenzio è complicità


Amnesty International ha già denunciato questi atti come genocidio e ha protestato a Roma contro il silenzio del governo italiano.

Il termine “genocidio”, secondo la definizione delle Nazioni Unite, si riferisce ad atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.
Il Sudafrica ha formalmente accusato Israele di genocidio, sostenuto da prove estese. Non c’è ambiguità — si tratta del crimine più grave secondo il diritto internazionale.

Durante l’Eurovision 2025, la televisione spagnola ha ignorato il veto e ha lanciato un messaggio di solidarietà con Gaza:

“Quando i diritti umani sono in gioco, il silenzio non è un’opzione. Pace e giustizia per la Palestina.”

Sì, la Spagna ha ragione: il silenzio è complicità.

Riguarda il video che abbiamo condiviso nel 2023 del Dr. Gabor Maté — è ancora estremamente attuale.

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