La cruda verità dell’industria della moda — e perché i consumatori distolgono lo sguardo
Gli sweatshop – fabbriche del lusso che sfruttano i lavoratori, sono una realtà evidente eppure spesso ignorata nel mondo della moda. Una contraddizione inquietante. Ieri sera, Report su RAI3 ha svelato come grandi marchi del lusso — tra cui Alviero Martini, Giorgio Armani, Dior e Valentino — esternalizzino la produzione a fabbriche in cui i lavoratori affrontano condizioni di lavoro deplorevoli. L’inchiesta ha anche messo in luce un’evasione fiscale sistemica, che aiuta a spiegare come questi brand riescano a mantenere profitti nonostante l’instabilità del mercato.
In sostanza, i brand di lusso pagano un costo medio di produzione di 30-50 euro a pezzo nella periferia di Milano, per poi vendere queste borse in via Montenapoleone a 1.500-2.500 euro.
La narrazione proposta dai giganti della moda è prevedibile: dare la colpa agli appaltatori cinesi per lo sfruttamento dei lavoratori. Ma la verità? I veri responsabili sono i brand stessi — che massimizzano i profitti schiacciando i fornitori, sottopagati e costretti a pratiche di lavoro non etiche. Che siano contoterzisti cinesi o italiani, la pratica dello sfruttamento non cambia.
Sweatshop del lusso: perché ciò accade?
Due motivi principali:
1• È la prassi. Senza regolamenti severi e realmente applicabili, nulla mai cambierà. Accordi volontari e promesse vuote non risolveranno un sistema corotto.
2• I consumatori ignorano. Come ha ammesso una persona in forma anonima: “È qualcosa che la gente non vuole vedere.” Le fabbriche del lusso e il subappalto sfruttatore avvengono sotto gli occhi di tutti — eppure scegliamo di ignorarli.
E la parte più ironica? Le persone si scandalizzano per i prezzi dei designer indipendenti — brand con margini minimi che lottano per produrre in modo etico — ma restano in silenzio di fronte ai ricarichi astronomici dei marchi di lusso, costruiti sullo sfruttamento.
Considerazioni finali: la morte del vero lusso
L’abbiamo già detto: il lusso è morto. L’esistenza degli sweatshop del lusso ne è la prova. Luoghi in cui si lavora in condizioni aberranti a prezzi vergonognosi. Il “lusso” di oggi è uno status symbol vuoto, sostenuto dalla sofferenza umana.
Ma possiamo cambiare le cose.
Il vero lusso non è un logo né un cartellino del prezzo. È artigianato, equamente retribuito. Lavoro etico. Mani esperte trattate con dignità. Materiali di alta qualità ed esclusività — che non possono derivare dalla produzione di massa a scapito delle persone e del pianeta.
È tempo di rifiutare la complicità. Rifiutare i finti status symbol.
Nessun lusso può esistere a costo della dignità umana.
Vota con il portafoglio. Sostieni i brand che scelgono l’etica invece dello sfruttamento.