Salone del Mobile: quando il design conquista Milano

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Come la Milano Design Week trasforma la città in un parco giochi Instagrammabile


La 63ª edizione del Salone del Mobile — l’evento di arredamento e design più prestigioso al mondo — si è conclusa ieri. Per una settimana, Milano si trasforma in un palcoscenico sconfinato di creatività. Anche gli angoli più nascosti diventano spettacoli da non perdere.

Come fulcro, la fiera si svolge nei vasti padiglioni di Rho Fiera, un punto di riferimento per i professionisti del settore che presentano l’eccellenza del design italiano e internazionale. Ma oltre i padiglioni, il Fuorisalone invade le strade, invitando appassionati, studenti e semplici curiosi a scoprire installazioni immersive, mostre pop-up e incontri casuali con le menti creative che le hanno immaginate.

Dal fascino industriale di Tortona agli spazi artistici di Brera, fino all’energia vibrante di Porta Venezia, la città pulsa di vita. L’accessibilità degli eventi — la maggior parte gratuiti e aperti a tutti — contribuisce a creare un’atmosfera inclusiva e frizzante. Anche se, diciamolo: per alcuni, il richiamo di un cocktail potrebbe persino superare quello di una sedia d’avanguardia.

Milano: un parco giochi da Instagram


Un linguaggio, però, ha dominato su tutti: quello di Instagram. Innumerevoli installazioni sembravano pensate meno come manifesti di design e più come sfondi perfetti per il feed. I brand sembravano gareggiare per il momento virale, mentre i visitatori facevano la fila per ore — non per scoprire, ma per scattare la foto perfetta.

Quando l’esperienza estetica è diventata qualcosa di così facilmente riducibile a dei like?

Tra gli eccessi, momenti da ricordare


Tentare di vedere tutto è inutile, la Design Week milanese richiederebbe quasi una settimana sabbatica. Comunque, momenti di autentica bellezza non sono mancati.

Bamboo Encounters di Gucci ha reso omaggio all’eleganza senza tempo di questo materiale. Anche se viene da chiedersi se la storia del brand resisterà all’ ulteriore impatto di Demna.

Una delle installazioni più sorprendenti è stata Design for the Moon all’Università Statale, una collaborazione tra NABA e la Design School della Arizona State University (ASU). Il progetto prendeva forma in una cupola geodetica ispirata ai paesaggi lunari, invitando i visitatori a immaginare habitat speculativi oltre la Terra. Rifugio lunare e visione poetica insieme, spingeva a riflettere sul ruolo del design nel futuro dell’umanità.

Salone del Mobile: una ragazzina guarda uno shermo su cui scorrono immagini della luna e dei suoi crateri in una installazione che rappresenta il paesaggio lunare.
Design fot he moon at Università Statale


E poi NonostanteMarras — sempre una rivelazione. Con Chi Ama La Maestra, Antonio Marras ha reinventato la classe come un tableau poetico, mescolando burattini e memorie frammentate in un omaggio evocativo alla conoscenza. Insegnare diventava un atto d’amore, e lo spazio un contenitore di memoria collettiva attraverso le generazioni. Entrarvi era come intraprendere un viaggio nostalgico e delicato nell’emozione dell’apprendimento.
Sapevamo che avremmo trovato tanta bellezza, con Marras è sempre così, e perderla non era un’opzione. L’installazione, una fusione straordinaria tra design e poesia, è stata qualcosa di davvero speciale: calda, anticonvenzionale e profondamente toccante.
Nostalgico, tenero e assolutamente trascendente, il nostro preferito.

Salone del Mobile vs. Fashion Week: un termometro culturale


Quando il design conquista la città, emerge una verità ormai chiara: il Salone del Mobile attira un pubblico diverso. Più attento, più colto, rispetto a quello che invade Milano durante la Fashion Week.

Eppure, mentre Milano ritorna al suo ritmo quotidiano, viene da chiedersi: il design sta forse diventando lo sfondo di un consumo sempre più performativo?

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