Il prossimo della lista: Loro Piana indagata per sfruttamento del lavoro

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La conta ricomincia — un altro brand del lusso sotto accusa rivela gli abusi sistemici nella filiera della moda italiana


Il prossimo della lista: Loro Piana.
Il marchio di lusso è l’ultimo nome finito sotto i riflettori. E così, il conteggio ricomincia. Un’altra crepa nell’immagine scintillante della moda di lusso.

Il Tribunale di Milano ha posto Loro Piana S.p.A., parte del gruppo LVMH e presieduta da Antoine, figlio del magnate francese Bernard Arnault, in amministrazione giudiziaria per un anno. L’azienda è accusata di aver esternalizzato indirettamente la produzione a imprese a conduzione cinese coinvolte, secondo le accuse, in pratiche di sfruttamento lavorativo.

Si tratta del quinto brand di lusso coinvolto in un’indagine sui diritti dei lavoratori nella filiera italiana dell’alta moda — dopo Giorgio Armani Operations, Alviero Martini S.p.A., Manufactures Dior e Valentino. Finora, per i primi tre le accuse sono state archiviate prima della conclusione, ma gli abusi c’erano.

Come riporta il Corriere, “Loro Piana S.p.A. non ha verificato le effettive capacità operative dei fornitori e subfornitori a cui ha affidato la produzione, e ha trascurato per anni ispezioni o audit significativi per valutare lo stato reale della sua filiera produttiva e delle condizioni di lavoro.”

Questo episodio stride con la recente sottoscrizione di un protocollo di intesa, firmato con le principali associazioni sindacali e datoriali italiane, volto a garantire il rispetto della legalità nella filiera dell’alta moda. Infatti, le loro azioni raccontano una storia diversa.

Loro Piana: le indagini rivelano problemi sistemici nella moda di lusso


Secondo i pubblici ministeri, Loro Piana ha esternalizzato la produzione di capi, tra cui le giacche, a terze parti. Qui si sarebbero verificate condizioni di sfruttamento lavorativo. Il Tribunale di Milano ha disposto un anno di amministrazione giudiziaria per il marchio, revocabile anticipatamente qualora l’azienda adotti misure adeguate per conformarsi alla normativa sul lavoro.

Come riportato dal Corriere della Sera, l’indagine ha rivelato che Loro Piana ha affidato la produzione a Evergreen Fashion Group S.r.l., una società priva di impianti produttivi propri. Evergreen ha poi subappaltato il lavoro a Sor-Man S.n.c. di Nova Milanese. Non disponendo della capacità produttiva necessaria, Sor-Man ha a sua volta subappaltato a fabbriche gestite da imprenditori cinesi: Clover Moda S.r.l. (a Baranzate) e Dai Meiying (a Senago).

Questi stabilimenti avrebbero impiegato lavoratori asiatici senza documenti, non regolarizzati, in condizioni disumane e insicure. I lavoratori vivevano in dormitori abusivi ed erano costretti a turni massacranti — comprese notti e festivi — come dimostrano i picchi nei consumi elettrici. Venivano pagati ben al di sotto del salario minimo legale, operavano macchinari pericolosi senza formazione adeguata. Inoltre, non avevano accesso né a controlli sanitari né a misure di sicurezza basilari.

Secondo l’inchiesta, il modello produttivo di Loro Piana era strutturato per ridurre i costi e massimizzare i profitti.
In effetti, è così che funziona il capitalismo. Cosa ci aspettavamo di diverso?

Considerazioni finali


Nel caso servisse ulteriore conferma: non si tratta (solo) di Loro Piana. Non lo è mai stato. Quello che vediamo è uno schema.
Il subappalto non è un incidente — è il sintomo di una filiera costruita sulla negazione deliberata.
Il problema vero non è un singolo marchio. È il sistema nel suo insieme.
Un sistema alimentato dalla logica capitalista: estrazione, sfruttamento e opacità accuratamente mantenuta.

Per approfondire, rileggete questo post:
👉 Valentino indagata: il subappalto come sistema della filiera

La conta è ricominciata.
Il prossimo nome della lista è Loro Piana.
Ma quando l’appello sarà concluso — un nome dopo l’altro — qualcuno ammetterà finalmente la verità?
Non si tratta di poche mele marce.
Si tratta dell’intero albero che è marcio.

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